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Non piangere stanotte, don't cry tonight. Sembra tutto così immensamente, irreparabilmente, sorprendentemente - quanti avverbi per esprimere ammirazione - rotto, dilaniato, confuso - e quanti participi passati e passivi per esprimere il dolore. E tu, piccola foglia dispersa nel bosco dei tuoi problemi, tu non sai dove andare, dove cercare conforto - e allora d'improvviso ecco davanti a te un'altra foglia, tremante al vento, timorosa di volare via trascinata anch'essa. E sono due foglie, il cui peso è veramente un niente dinnanzi alla potenza del maestrale o dello scirocco. Insieme, si sentono al sicuro ma presto volano via separate. E insieme, credevo di volare ma niente - forse perché, anche circondato da miriadi di stelle lucenti, fuochi fatui di gioventù sognanti o spente al sole, ecco che sbuca la belva famelica della solitudine. Ti cercavo, ma non ti avevo trovata. "Sotto l'ombra del faggio, io ho venduto te. E tu hai venduto me". Dormivi, e ti guardavo dormire. Innocente, pura, sofferente, nuda ai miei pensieri. Buona notte, sussurrai dolcemente a te e alla stanza vuota che mi circondava, mentre ridenti risate risuonavano dall'altra stanza per una battuta poco furba. E le mie mani continuavano quella danza instancabile di chi vuole donare affetto a chi ne ha bisogno. Niente di volgare, niente di erotico, solo una maliziosa carezza. Nel buio, ti guardavo dormire. Non ti vedevo in realtà, ma i tuoi sogni irrequieti alla mia mente erano come pagine bianche già scritte per un artista. Non sa cosa ne verrà fuori, ma sa già cosa ne verrà fuori. Curioso eh? Un bacio a labbra salate, un quadretto perfetto al tramonto. Un quadro, ancora una volta un'opera d'arte che "trasfigura la realtà a possibilità più elevate". Possibilità che in questo - o in un altro - mondo, non si avranno. Qualche dio malvagio controlla forse gli eventi, o siamo noi che vogliamo solo la nostra infelicità?
Firmato Darvolo
Alle ore 22:11
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Il tutto nell'ambito di: flusso di coscienza, sentimentalismi, elucubrazioni serie
Scrivo. Cosa scrivo? Come scrivo? Perché? Per chi? Non importa, caro mio lettore - quale lettore? Questo è ormai un cimitero di parole, un cimitero di pensieri esprimibili a parole - niente di importante dunque, niente è veramente importante se le parole possono dirlo. Menzogne, illusioni... errori. Illudiamoci ancora che qualcosa di vitale, di essenziale possa esser detto. Parlane. Parliamone. Ma non dirlo, non puoi. Ridi. Rido di questo, rido di me, di questo e di chi pensa ancora - cosa pensa? Pensi ancora? Non puoi pensare. Immagina allora, il pensiero è solo sterile tessuto organico buttato su un telo di cellophan. E' morto. Te ne sei accorto che è morto? E allora, di cosa sto parlando. Parlo di ciò che - non so, boh, non ne ho idea. Però parlo. E quando smetterò di parlare, allora, forse, riuscirò a VEDERE. Ciao, amore mio :)
Firmato Darvolo
Alle ore 21:01
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Il tutto nell'ambito di: flusso di coscienza, sentimentalismi
Ritirarmi qui non ha più senso alcuno ormai, me ne rendo conto. Viaggiando indietro nel 2007, nel 2008, mi ha fatto capire molte cose... in quel tempo, così lontano, eternamente distante, così avvolto nella luce di un'altra vita, offuscata anch'essa come la nave affondata del mio amor perduto - non ancora ritrovato - avevo molte cose da dire, molte cose da esprimere, cose che perlomeno potevano essere trasmesse tramite parole, tramite ciò quanto di più umano esista, tramite anzi l'unico mezzo "logico" che abbiamo per parlare e conoscere. Oggi no. Oggi non è così, oggi tutto sfugge al pensiero, alle parole, oggi tutto sembra avere un senso - e questa è una pessima cosa - perché se ogni cosa ha un senso, chi gliel'ha dato? Non un dio, né un "io", sicuramente... o meglio non io, perché io il senso delle cose non lo trovo e oltretutto va bene così, una cosa sensata per me non ha alcun valore. E come dire quel che vorrei dire? Come far capire - a chi poi? Ecco, forse il fatto di non avere niente da comunicare è proprio ciò che dovrei comunicare, il fatto di vivere senza uno scopo dettato - ancora una volta, da chi? Gente che passa, che va, che viene, che scappa, che dimentico, che verrà dimenticata - nei tuoi occhi rivedo ancora le parole che mi hai detto - è me che cerchi, sono qui davanti a te, perché non mi vedi? Non vedi quanto si sta bene quaggiù, vicino ad un albero, a dondolarsi, senza parlare - perché parlare serve solo a chi non ha niente da dirsi, a chi si è già detto tutto - chi si ama, chi si capisce e percepisce, non parla. Cosa dire, d'altronde, a chi già sa tutto? Il resto è solo retorica. Sono stufo di parlare, vorrei farmi capire tramite altri mezzi. Ma tu non capisci, non vuoi capire. Sono qui, osservami. Sono qui, sentimi. Sono qui, toccami. Ti amo, vita mia. Non la cambierei con nessun'altra, questa vita che ho. E' così bella che resto senza parole. E ancora una volta, le parole non esprimono la bellezza. La bellezza, tutto ciò che per cui si debba vivere. Amore, bellezza, arte, bellezza, filosofia, bellezza, amore ancora e ancora bellezza. Tu sei qui, con me... condividi con me la tua bellezza. Viviamo in essa, finché il nostro tempo sarà arrivato. Viviamone ancora dopo, viviamone tutta l'eternità - grammaticalmente scorretto, ma forse è corretto più che mai - viviamone noi, vivi me. Vivimi...
Firmato Darvolo
Alle ore 12:19
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Il tutto nell'ambito di: filosofia, dolore, flusso di coscienza, sentimentalismi, elucubrazioni serie
E vabbè, ora che la cazzata è stata fatta, tanto vale giocare a carte scoperte e vedere dove porta questo sentiero maestoso. A te la prossima mossa, piccola...
Firmato Darvolo
Alle ore 21:46
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Il tutto nell'ambito di: update, sentimentalismi
Questo ruolo non mi si addice, ormai questo vestito e la maschera che indosso sono sempre più stretti e pesanti. Voglio liberarmene... ecco così sto un po' meglio. Tolta una maschera, ecco che se ne pone un'altra. Ancora e ancora; e ancora... non finiranno mai! Invece sì, da qualche parte, in qualche luogo o tempo - il tempo sta diventando un'ossessione - ci sono io, esisto, senza maschere né vestiti, nudo come sono davanti a me stesso. La mia essenza si rivelerà a me come quando sono dinnanzi ad uno specchio. Ed allora, forse, capirai chi hai davanti, non sarà come sempre, vedrai con una luce diversa qualcosa di nuovo. Allora, forse, potrai percepirmi. Ecce homo, ecco l'uomo, ecco ciò che in me è rimasto nascosto per tanto tempo. Mi vedrai, forse. Anzi no, vedermi non è possibile, né sentirmi. Mi intuirai, mi comprenderai senza neanche fiatare perché, si sa, quando due persone si amano - o solo si trovano vicine nello spirito - le parole sono superflue, nessuna parola potrebbe descrivere l'essenza, indescrivibile come l'invisibile o l'infinito. Ecco, sarò lì, per te e per chiunque voglia trovarmi.
Ma, intanto, questo ruolo non mi si addice. Non sono un gabbiano, né una formica, sono quel che sono - o forse ancora non sono quel che dovrei essere e forse sarò... ancora no. Ma un giorno sì, lo sarò.
Firmato Darvolo
Alle ore 21:45
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Il tutto nell'ambito di: flusso di coscienza, elucubrazioni serie
Quando ti guardo negli occhi provo paura, perché temo di non vedere il mio riflesso lì, in quella impenetrabile oscurità, in quell'oceano di debolezze e timori che più di una volta mi hai lasciato intravedere.
Quando ti abbraccio provo paura, perché so che prima o poi - magari anche troppo presto - non avrò più la possibilità di abbracciarti così liberamente e teneramente. Interverrà, presto o tardi, qualcosa ad interrompere l'incanto.
Quando ti parlo provo paura, perché dalle tue labbra potrebbe uscire una parola che distruggerebbe il mio - nostro - sogno, ancora pulcino indifeso, non pronto ad affrontare la vita insidiosa.
Quando sento il tuo profumo provo paura, perché potrei smettere di sentirlo così come lo ricordo, oppure potrebbe cambiare troppo in fretta.
Quando ridi provo paura, perché temo che a causa mia tu possa invece dover piangere un giorno, e niente vale come il tuo sorriso così sincero - e la forma che i tuoi occhi sorridenti assumono è qualcosa che nessuna parola umana può descrivere.
Quando scrivo per te provo paura, perché temo che tu possa leggere...
Questa meravigliosa paura mi accompagna ogni giorno e non potrei più farne a meno. Quante parole non riesco a trovare per dirti quel è inutile dire. E tu, dove sei? Perché non vieni, perché non mi mostri il tuo vero volto, la tua vera anima? Spogliati dalle tue paure e percepiscimi...
Firmato Darvolo
Alle ore 19:26
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Il tutto nell'ambito di: sentimentalismi
Le uniche certezze di questo mondo sono due e pure loro sono state messe in discussione da molta gente, soprattutto la prima: il principio di identità e non contraddizione e l'esistenza del tempo, del divenire...
Detto questo, mi accorgo solo di una cosa su cui non ho alcun dubbio: a parte il fatto che io sono me stesso e sono diverso da qualunque cosa non sia me stesso, mi rendo conto di perdere troppo tempo in attesa che qualcuno mi indichi la via. Cambiano le facoltà, cambia lo stile, cambiano i termini da usare e il modo di portare i capelli, di vestire ma non cambia mai la mia incapacità di relazionarmi con le volontà altrui. Forse mi illudo ancora di poterle influenzare, di poter decidere io cosa sia giusto per gli altri e per me stesso, ma a quanto pare non è così.
E nel frattempo attendo, attendo che maturino le stagioni e le coscienze, attendo una primavera che tarda a farsi sentire, attendo un amore che tarda a farsi trovare, attendo chissà cosa, forse un colpo di fulmine, forse uno sguardo d'intesa; o forse solo una sorpresa, una chiamata, un "sì", attendo il colpo di scena che mi porterà via da qui, attendo di stancarmi e di decidere per tutti ciò che mai vorrei accadesse.
Perché solo nei film succede che il protagonista vince, qui a quanto pare no, qui perdono tutti, i buoni ed i cattivi e pure quelli che non si sono immischiati, perché sì, tanto non c'è giustizia divina, non c'è giustizia terrena, se la giustizia da qualche parte "esiste", di sicuro non appartiene a questo mondo e non segue le sue regole; la meritocrazia, sia essa nel lavoro, nella politica o nei sentimenti, a quanto pare ha perso un treno e attende anche lei che qualcuno la scopra. Sarebbe così semplice essere felici; ma no, sarebbe così inutile non avere altro da cercare... e allora aspettiamo, ritardiamo gli eventi finché non saremo troppo vecchi per vedere la Bellezza. Pentirsi, ecco cosa poi resterà da fare. Qui si parla di matrimoni, di lauree, di figli e progetti, si rimanda tutto ad un domani lontano, distante e improbabile - e poi ci si accorge che siamo già nel nostro futuro, in quello spazio-tempo in cui non possiamo più rinviare.
Ed io voglio ancora te, ormai solo te... ti aspetto, ancora. Un bacio piccola mia, non leggere mai queste cose, non voglio farti capire quanto tenga a te. Già lo sai, lo so, ma non sai abbastanza. Mai potrò essere ciò che lui fu a suo tempo e questo è già troppo brutto da sapere; ma almeno, dammi la possibilità di essere, se non per me, almeno per te. Un abbraccio, solo per te.
Firmato Darvolo
Alle ore 14:42
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Il tutto nell'ambito di: dolore, flusso di coscienza, sentimentalismi, elucubrazioni serie
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