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Un nuovo sprazzo di pittura venerdì, 20 novembre 2009

"Sai quando senti di aver paura persino del vento, di notte? Quando senti che la tua identità è così debole da svanire come neve al sole? In quelle notti in cui tremi senza motivo ed il mondo crolla come castello di carte, in cui vorresti avere solo la certezza di una persona accanto e nonostante tutti dicano 'ti voglio bene', nonostante quello - sei solo? Le finestre non sbattono ma senti rumori ovunque. Fantasmi che tornano per farti morire di nuovo. Sogni irrequieti portano alla luce paure nascoste chissà dove e chissà quando. Ecco, una certezza è quella che manca in quelle notti, vorresti svegliarti per capire che sognavi e non morivi realmente. Vorresti farti male, sanguinare, solo per sentire che sei vivo - ma niente, sei fragile e tremi, non di paura né di freddo - tremi per sentire che non stai svanendo. Capisci quel che dico?"
"Sì... ebbene?"
"Ecco... quelle notti - sono questa notte. Svanisco da questo mondo in ogni istante che passo scrivendo e cantando e guardandoti negli occhi. Muoio in ogni istante. Muoio di niente. Fammi male. Mordimi ancora. Uccidimi. Facciamo l'amore. Uccidimi una volta in più. Fammi sentire che sono vivo, da qualche parte, in questo universo. Sei bella da morire. Sei bella come è bella l'illusione del tuo amore. Sei bella come questa vita che sfugge da sotto le dita. Sei bella, come quando sognavo di amarti sotto il pino ed eri la mia dea".
"Allora svaniamo insieme in questo universo. Portami dove non si torna indietro. Portami in questi giorni in cui la morte non può arrivare a portarci via. Portami dove finisce il mare ed inizia il cielo."
"Facciamo l'amore, rifacciamolo, droghiamoci e rifacciamolo. Così, la tua identità nella mia e la mia nella tua, una cosa sola. Così, il tempo per un istante eterno sarà sconfitto. Così, forse, smetterò di tremare, se non d'amore.

Firmato Darvolo
Alle ore 00:23
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Il tutto nell'ambito di: dolore, sentimentalismi


Un nuovo sprazzo di pittura lunedì, 09 novembre 2009

[...] e credi che davvero alzerà il suo sguardo verso di te solo perché pensi che sia attraente? ancora a qualche stupida credenza sei attaccato vero? E intanto vola, la foglia trascinata da questa pioggia incessante, questo tremulo cielo di ragnatele, cadono filanti come festoni di compleanni passati, come il volto senza maschera di una vecchia morente - non hai più niente da dire ora che hanno visto il tuo volto, morire così, per gioco, come si muore ogni giorno in paesi sperduti - e pensiamo che non accada mai a noi che viviamo nella razionale e pacifica Italia - paese con la "p" minuscola a tratti, arrogante come Wilde ma debole e dogmatica come l'ultimo dei sofisti, attaccata ad un crocifisso da cui non si staccherebbe neanche se il mondo intero crollasse, pronta a trascinare dietro di sé ogni sorta di innovazione - tu mi cerchi, mi desideri, io ti cerco e ti desidero, a prova di fuga sono qui, - un uomo nuovo, creato apposta per questo mondo.

Cancella tutto. Non ha senso. Provo a scrivere e non ha senso. Solo se parlo di me ha senso. Il senso lo colgo io ma neanche lì c'è. Non voglio più parlare, vorrei tagliarmi la lingua ed imparare a parlare invece di bofonchiare parole che non vogliono arrivare a nulla. Mi guardi e non capisci, è giusto che tu non capisca, non sto dicendo niente. Ti guardo e nei tuoi occhi vedo tristezza, disperazione. Un pendolo che oscilla fra il nulla dell'apatia e la morte. Ogni giorno muori quando guardi questo mondo. Non guardare, immagina, è più bello credere che esista un dio che ci ama, non trovi? Non sentire, ascolta, ascolta il cuore incalzante della terra, il ticchettio di un orologio, quello non ha senso alcuno, puoi fermare il tempo quando vuoi. Fermalo ora, tra le braccia della persona che piange per te segretamente mentre la notte sogna di perderti. Piangi, tra le sue braccia. Soffri. Dolore. Questo è ciò che sei. Un essere dolorante. Solo così puoi capire chi sei. Gioia, felicità, parole vane e vuote che non rendono vivo. Dolore. Amore. Sono la stessa cosa. Che cosa voglio dire? Perché ogni volta ciò che scrivo non ha mai un minimo dannato senso? Neanche a leggere queste cose che scorrono velocemente mentre pigio questi tasti riesco a capire di cosa parlo. E' tutto così oltre, così sconfinatamente inutilmente fuori di me la capacità di generare qualcosa di senso compiuto. Allora, taccio. Silenzio metalogico. Ti guarderò. Ti prenderò il viso nelle mani, in queste mani che aspettano solo di essere riempite da un viso. Tacerò. Ti prenderò il viso nelle mani e sussurreò col vento parole ancora non inventate, parole che possa spiegare ciò che non si può dire. Prenderò te, il tuo cuore e la tua anima nera e ti bacerò. Amerò quel che sei, quel che non sei e quel che ancora non sai dire. E ti amerò perché non saprai parlare. E ti amerò perché saprai ascoltare. E ti amerò, perché ho il mondo in odio e tu, tu che sei fuori dal mondo, dalle sue convenzioni e formalità, tu che ami il dolore quanto me, io che sono dolore, saprò amarti. Io, dolore dentro una persona, amerò il dolore che è in te.

Firmato Darvolo
Alle ore 23:28
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Un nuovo sprazzo di pittura mercoledì, 28 ottobre 2009

Vola, cara amica, vola via da qui.

Firmato Darvolo
Alle ore 22:24
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Un nuovo sprazzo di pittura martedì, 20 ottobre 2009

E' semplice. Voglio solo distruggere questo mondo e vederlo bruciare. Veder morire ogni angusta moralità, ogni chiesa, ogni perverso ipocrita, ogni fabbrica di bugie; crolleranno i palazzi del denaro, le miniere della politica, le piazze dei talk-show. La televisione, un tempo aureo mezzo di comunione, trasmetterà solo neve. Polvere si alzerà dove una volta c'era il Parlamento. Bisogna portare il caos nelle ideologie e nelle istituzioni. Bisogna annientare ogni falso ideale. Bisogna abbattere ogni sistema. E dall'alto della mia noncuranza, io che conosco la realtà, riderò di un riso beffardo e maligno, un riso che lacererà il silezio opprimente della catastrofe. Sono la vita che deride la morte, sono il comunista che deride il capitalismo, sono la natura che uccide il progresso e ne mangia le viscere, sono il clown che sbeffeggia i cadaveri dei vostri politici. E per questo, odiatemi ed amatemi. Io sarò dall'altra parte quando i cancelli del paradiso si chiuderanno.

Firmato Darvolo
Alle ore 23:07
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Un nuovo sprazzo di pittura domenica, 18 ottobre 2009

Come un tornado spazza via case, mucche, alberi e strade, ecco che questa vita stantìa e bloccata ancora a due anni fa si sblocca. Come un ingranaggio bloccato dalla ruggine il tempo lo libera - ali di farfalla morente che sprizzano l'ultima gioiosa agonia. Un quadro che cade - Novecento -, un meccanismo automatico - Oceano Mare -, una serratura che scatta, un bambino che emette il suo primo vagito. Eccola, la luce che aspettavo. Non ha nome, non importano mai i nomi e le parole in questi casi. Tu, entri, guardi, rovisti, trovi quel che ti serve ed esci. E così facendo, sciogli l'incantesimo. I muri si crepano, si spezzano le sartie, e la nave abbandonata al suo destino volge al tramonto della sua breve vita. Chi sei tu, mia innocente salvatrice? Sottofondo di "Sultans of swing" e i Dire Straits accompagnano questa mia vita con la loro artistica malinconia. Romeo e Giulietta, la Telegraph Road, il cammino della vita, il suo ultimo trucchetto da quattro soldi. Spalanca le mie ali come hai fatto a suo tempo, tempo immemore - ero io, eri tu, era chissà chi tra noi, forse mai hai conosciuto me, forse mai ho conosciuto te - sotto l'albero, io ho tradito te e tu hai tradito me. Parole in libertà, davvero non ha senso tutto questo e non voglio trovarne. Gente che viene, gente che va, gente che ferisce, gente che muore, dentro e fuori, gente che non si preoccupa di ferire, gente amica che ti uccide, gente amica che ti guarda e mente, gente che ama che ti guarda e mente, gente che dice solo cazzate e la loro merda può ricoprire ogni tua via respiratoria, gente che non merita compassione, gente che vola lontano con la fantasia, gente stufa di vivere qui, gente che crede, gente che bestemmia, gente che non dice niente di utile ma parla e cant e apre bocca ed escono parolo vane senza senso alcuno senza peso leggere come seta pesanti come piume senza futuro. Perché usarle, se non hanno senso? Perché tu mi guardi così e cerchi nei miei occhi una risposta quando domande non ve ne sono? E' così necessario parlare, dire cose? Amami, fidati, credimi, son qui davanti a te. Amami, fidati, non sono non io, sono io, una bestia ferita come te. Amami, è tardi ma ancora presto per vivere, per te e per me. Amami come non si ama una persona del sesso opposto, o dello stesso, come non si ama dio e come dio - se fosse - ci amerebbe, amami come ameresti te stess... il genere non ha importanza. Qui, ora, mai più, sono e resterò.

Firmato Darvolo
Alle ore 22:59
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Un nuovo sprazzo di pittura lunedì, 28 settembre 2009

Rimango sempre bambino, davanti a certe cose. Emozione per un pensiero sconosciuto ed un futuro imprevisto, rabbia per la viltà del mio animo e ammirabile timore per l'incognito... ti amo, vita mia!

Firmato Darvolo
Alle ore 22:38
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Un nuovo sprazzo di pittura domenica, 27 settembre 2009

Dose si ottimismo #1.

Ci mascheriamo da deboli, da forti, da vigliacchi o da eroi, ci vestiamo di marca, o magari di stracci; sputiamo sulle bandiere o colla mano sul cuore cantiamo inni gloriosi; disprezziamo i deboli, o forse i forti, le altre religioni, gli altri colori; a volte invece, li idolatriamo.

Ci mascheriamo di nero, di rosa, di bianco e di verde, ci mascheriamo di tutto ma alla fine siamo nulla, nulla di più di semplice merda gettata su questo pianeta, cagati da un Dio che ci odia o, ancor meglio, dal Nulla in persona.

AMEN.

Firmato Darvolo
Alle ore 22:12
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Nella mia oscurità
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